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LISTE D’ATTESA: LA CGIL LANCIA L’ALLARME LA CURA NON PUO’ ATTENDERE


Dopo lo tsunami distruttivo del Covid, ci saremmo aspettati più attenzione sulla sanità e invece purtroppo non è andata così. Basta parlare di emergenza! c’è bisogno di una seria programmazione e importanti interventi strutturali. La CGIL ben prima dell’emergenza pandemica aveva dato avvio ad una diffusa campagna per l’abbattimento delle liste di attesa, impostata sul rafforzamento delle strutture pubbliche per l’erogazione diretta delle prestazioni sanitarie da parte delle Aziende Sanitarie Locali e per l’accesso, come previsto dalla legge, in ultima istanza, tramite il canale dell’intramoenia con il solo pagamento del ticket, qualora previsto, a carico dell’utente. Riteniamo che da parte regionale non si possa continuare a pensare di affrontare tale problematica come è stato fatto sino ad oggi: ossia proponendo limitati finanziamenti per cicliche campagne che si sostanziano in un irrazionale acquisto di prestazioni aggiuntive. I tempi delle liste di attesa nelle province di Frosinone e Latina sono diventati insostenibili, causando la negazione stessa del diritto alle cure per i cittadini, perché di fatto ci si è sempre rifiutati di affrontare in modo strutturale tale problematica, che si è aggravata nel tempo e che rispetto alla quale da sempre chiediamo che la struttura sanitaria pubblica venga messa in condizione di erogare correntemente e nel rispetto dei tempi di attesa le prestazioni dovute.

La Cgil ritiene infatti che gli smaltimenti periodici delle prestazioni inevase non costituiscano la soluzione dei tempi di attesa e che si debba porre mano ad una vera e propria programmazione. Un accesso indifferenziato e non pianificato non risolverà il problema delle liste di attesa e anzi amplificherà le diseguaglianze già presenti fra le persone che hanno necessità di cure. Non basta l’abbattimento delle liste d’attesa di alcune importanti prestazioni specialistiche previste dal Piano Operativo della Regione Lazio, che è in corso di attuazione e che dovrebbe concludersi a fine gennaio 2023, ma c’è bisogno di investire su personale, apparecchiature dedicate, impegno e propensione dei professionisti sanitari a collaborare fra loro, qualità del lavoro di tutti gli operatori impegnati. La CGIL ritiene che l’esperienza dell’emergenza pandemica debba indurre tutti a mettere al centro la sanità pubblica, nella consapevolezza che sono state soprattutto le persone più anziane ad aver pagato ingiustamente il prezzo più alto, anche in termini di vite umane. E proprio a questa crescente e importante categoria di popolazione va garantito un adeguato e tempestivo accesso alle cure, perché nessuno può far finta di non vedere che l’utenza più fragile è quella che paradossalmente rinuncia sempre più spesso a curarsi, perché i tempi di attesa per le prestazioni sanitarie da parte del servizio pubblico sono insostenibili.

Nelle province di Frosinone e Latina la situazione è addirittura peggiore e sotto la media regionale, che risulta già di per sé preoccupante. I dati aggiornati a fine maggio 2022 ci fotografano una situazione di quasi 7.000 prestazioni in attesa di erogazione (3230 a Latina e 3596 a Frosinone), con percentuali che variano dal 72,4 % di Latina al 73,8% di Frosinone. Dati quindi da cui si evidenzia come in queste province la situazione di peggiore della media del Lazio che è del 76,4%. Stiamo parlando di tutte le prestazioni diagnostiche, pertanto non solo quelle differibili dopo 30 giorni, ma anche di quelle a 10 giorni o addirittura di quelle urgenti nelle 72 ore, dove le percentuali sono leggermente migliori (61% Latina, 70,3% Frosinone), ma assolutamente non soddisfacenti. Inoltre siamo passati in pochi anni, segnatamente dal 2008 al 2022, da 6579 addetti del settore a tempo indeterminato nelle due province (3005 a Latina e 3574 a Frosinone) a 6128 addetti (2599 Latina, 2910 Frosinone). Un saldo negativo di 531 addetti che era ancor peggiore prima della recente stabilizzazione dei precari, misura opportuna, ma non risolutiva. Come più volte ribadito da questa Organizzazione, non bastano gli investimenti del PNRR (quasi 100 milioni tra le due province) se non si investe sul personale. Rischiamo altrimenti di avere strutture belle, ma vuote ed inutili. Dalle nostre stime gli investimenti sul PNRR avrebbero bisogno di essere affiancati da almeno 700 nuove assunzioni tra Frosinone e Latina che, sommate alle storiche carenze di organico, porterebbero almeno a 1000 gli addetti da incrementare.

Per tutte queste ragioni la Cgil ha lanciato la campagna. “LA CURA NON PUO’ ATTENDERE!

In tutto il territorio del Lazio, le strutture della Cgil sono impegnate in un’informazione diffusa e nell’affiancamento concreto ai cittadini per ottenere, nei tempi previsti, l’erogazione delle prestazioni sanitarie da parte del Servizio Sanitario Regionale. Le nostre strutture sono a disposizione per tutti i cittadini che vi si potranno rivolgere ogni volta che si vedranno fissato l’appuntamento in tempi difformi da quanto previsto. Le strutture della CGIL intendono farsi carico della domanda di prestazione sanitaria inevasa del cittadino, che ne chiede l’attuazione, ma che non riesce a ottenerla dal servizio sanitario regionale. Intendiamo farlo segnalando il caso al referente Asl per le liste di attesa e affiancando il cittadino- utente del SSR fino all’ottenimento del suo diritto ad avere erogata la prestazione.

Nessuna volontà di sostituirsi al SSR o alle strutture delle Asl. Tutt’altro, la volontà è quella di aiutare le strutture stesse a garantire le prestazioni nei termini previsti e soprattutto di essere da supporto per i cittadini, lavoratori e pensionati in difficoltà per l’ottenimento di un servizio primario come la salute! Nei prossimi giorni verranno organizzati dalla CGIL volantinaggi, per far conoscere alla cittadinanza questa iniziativa, e presidi, per sensibilizzare la Regione Lazio e le Asl a farsi carico della risoluzione immediata di queste problematiche.

Riteniamo che lo strumento degli osservatori costituiti presso le Direzioni Generali delle Asl non possa essere considerato come un tavolo “di facciata”, che magari viene convocato una o due volte l’anno, ma che rappresenti l’elemento concreto con cui affrontare e risolvere congiuntamente questa annosa questione. La Cgil è disponibile a fornire tutto l’ausilio possibile ed il proprio contributo ai tavoli istituzionali, negli osservatori e in tutte le sedi dove ci troviamo a discutere dei problemi della Sanità, ma se entro pochi mesi non verranno adottate, le giuste contromisure al problema delle liste d’attesa, siamo pronti anche alla mobilitazione, perchè in un Paese Civile “LA CURA NON PUO’ ATTENDERE!




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