CGIL CISL UIL LATINA RIUNITE PER PIANO DI SVILUPPO TERRITORIALE FASE 2 COVID


In questi giorni le OO.SS. Confederali nazionali e regionali sono assiduamente impegnate a promuovere un Programma che, partendo dalla crisi ingenerata dall’emergenza COVID 19, permetta di cogliere l’opportunità di affrontare le attuali condizioni socio-economiche con un nuovo modello di sviluppo, incardinato sulla necessità impellente di migliorare e rendere più forte il nostro sistema di welfare e rendere davvero universali i diritti esigibili per i cittadini, i lavoratori e i pensionati italiani e che sia attento alla condizione femminile e a quella dei giovani.

Allo scopo di dare un contributo alla proposta in fase di discussione che ricomprenda anche le specifiche peculiarità ed esigenze della provincia Pontina i Segretari Generali di CGIL CISL UIL della provincia di Latina, si sono riuniti in data odierna.

Le tre maggiori organizzazioni sindacali Pontine, come consuetudine e prassi unitaria affermata, hanno ragionato congiuntamente sulle enormi difficoltà prodotte dall’emergenza sanitaria, sia in riferimento alla tenuta del sistema economico e produttivo della Provincia che per quanto riguarda l’aggravarsi degli aspetti sociali da questa ingenerati.

La natura strutturale della crisi che di fatto si è determinata richiede di agire sulle cause all’origine della stessa, non solo sulle sue conseguenze, come è stato fatto finora. Nella nostra regione si è sviluppato un tessuto produttivo ed economico con vaste e notevoli eccellenze ma allo stesso tempo gravido di fragilità.

Appare palese quanto la crisi Inciderà, e non poco, su interi comparti produttivi che in passato hanno determinato i fattori di crescita dell’economia Pontina, come ad esempio il turismo e tutti gli indotti connessi, il sistema portuale, il settore alberghiero e della ristorazione solo per citarne alcuni, ma che ha anche contribuito all’aggravarsi della crisi strutturale di settori già in grave difficoltà quali l’edilizia e l’artigianato.

Anche settori apparentemente più solidi quali il chimico/farmaceutico o il settore della produzione agroalimentare hanno vaste possibilità di sviluppo, basti pensare alla necessità di superare la mera produzione per affrontare decisamente anche l’aspetto della ricerca, immaginando uno stretto rapporto tra i laboratori e il mondo accademico e dell’Università che permetta la creazione di veri Poli Universitari che incentiverebbero anche la possibilità formativa alternativa per i nostri giovani.

Ovviamente, consapevoli delle aziende che operano in un regime di legalità e sono per questo oggetto di concorrenza sleale, per pensare di rinnovare e modernizzare la galassia delle aziende agricole Pontine non si può partire se non dal definitivo debellamento della piaga del caporalato e dello sfruttamento intensivo, irregolare e sottopagato di parte della manodopera.

Lo sforzo sin qui profuso a contrasto di questo malaffare deve proseguire convintamente e senza soste perché solo nella legalità si può avanzare iniziative di crescita del settore.

Nella nostra Provincia è indispensabile mutare la cultura organizzativa e logistica investendo su un modello a filiera delle produzioni e delle aziende che privilegi le attività locali e permetta la valorizzazione delle risorse e la loro crescita in loco.

In sintesi – spiegano i Segretari Generali Anselmo Briganti, Roberto Cecere e Luigi Garullo - ci saranno inevitabili contraccolpi negativi, almeno nel breve periodo che influiranno anche sulla tradizionale leva dell’export che pure negli ultimi anni registrava performance non disprezzabili anche nella nostra Provincia.

Se i dati epidemiologi possono far ritenere l’emergenza sanitaria avviata ad un regime meno dirompente, pur con le dovute cautele, si ritiene necessario iniziare a guardare oltre e creare le condizioni di sviluppo e crescita necessarie alle aree Pontine.

È necessario porre in sicurezza le eccellenze e valorizzare le capacità gestionali che la crisi ha posto in evidenza ma è anche altrettanto urgente agire nei confronti delle tante fragilità e incongruenze del nostro territorio.

Si ritiene che da questa crisi si possa uscire in due modi: tornare alle vecchie abitudini, riproporre tutti i difetti strutturali del sistema economico-sociale Pontino. Oppure cogliere l’occasione e ripensare al modello di sviluppo della nostra Provincia.

Siamo convinti che la seconda opzione sia la strada da percorrere e l’opportunità da non perdere. I danni sono stati profondi e devastanti e ne potremo valutare appieno l’impatto solo quando cesserà il divieto di licenziamento e termineranno gli ammortizzatori sociali straordinari. Dobbiamo esser consapevoli però che il lock down e la sospensione di molte attività hanno quanto mai acuito il disagio economico in cui già versavano vaste fasce di popolazione, aumentando il grado di povertà diffuso in troppe famiglie e inasprendo le condizioni già difficili per i soggetti più deboli ed emarginati che minano quel concetto di uguaglianza cui dobbiamo destinare ogni sforzo e attenzione.

In un modo o nell’altro arriveranno risorse finanziarie provenienti dall’Europa o dallo Stato e sarà determinante la capacità delle Regioni e dei Comuni di mettere a frutto i finanziamenti per risolvere problemi strutturali antichi e mai affrontati in maniera sistematica.

Noi pensiamo ad un Piano organico e condiviso di rilancio dell’economia e dell’occupazione, ad interventi più robusti e articolati che garantiscano tenuta e coesione sociale, ma anche ad una rimodulazione dei tributi locali a beneficio di cittadini, pensionati, lavoratori e imprese in troppi comuni, infatti, l’aliquota IMU che grava sugli immobili ad uso commerciale e produttivo, ad esempio, è fissata al massimo consentito. Occorre anche pensare subito ad un piano di interventi decisivi per la sanità pubblica sia in ambito ospedaliero che investendo su una medicina del territorio più capillare ed efficace permetta di recuperare i vuoti creatisi dalla chiusura di troppi nosocomi e di contro la non apertura di centri di primo intervento e case della salute.

Le Politiche Sociali, quindi, debbono esser concertate all’interno di un contesto condiviso che intervenga su tre macro aree:

  1. Il Servizio (Socio) Sanitario Nazionale deve tornare a crescere a tutela del diritto alla salute, alla valorizzazione di chi vi opera e al perseguimento di una reale integrazione tra sanità e servizi sociali rivolti soprattutto alle fasce più bisognose della popolazione (anziani non autosufficienti, disabili, gravati da dipendenze, malati cronici o affetti da insufficienze psichiche o psicologiche e a tutela della condizione materno/infantile.
  2. Nuove politiche sociali debbono essere poste in atto per garantire l’universalità dei servizi.
  3. Sviluppare politiche di Prestazioni sociali e Assistenza sanitaria che garantiscano tali diritti in modo uniforme e rispettosi di quell’uguaglianza sancita dalla nostra Costituzione.
Per riavviare l’economia Pontina è necessaria, innanzitutto, una profonda opera di semplificazione e sburocratizzazione delle procedure senza smarrire il doveroso rispetto della legalità.

È necessario sviluppare le tante vocazioni del territorio, modernizzando tecnologie e metodi organizzativi, riformare prassi e consuetudini per traguardare un nuovo modello di sviluppo incentrato sulla green economy.

Sviluppare un’economia verde aprirebbe uno scenario innovativo e sterminato di opportunità, partendo dall’immaginare uno stretto connubio tra produzione di energia pulita, ciclo dei rifiuti integrato e razionalizzazione delle risorse idriche che sempre più spesso risultano insufficienti a causa della nuova variabilità climatica.

Le idee non ci mancano – continuano i Segretari generali – si può ad esempio far leva da subito sui siti industriali dismessi presenti sui territori di molti Comuni pontini, ma è necessario però che le amministrazioni comunali procedano a deliberare sull’assegnazione delle aree interessate ai Consorzi industriali, come esplicitamente previsto dalle norme regionali. Sempre nell’ottica dei siti dismessi, può essere individuato il sito adatto ad ospitare un incubatore di imprese artigiane diventando un possibile volano di sviluppo per il settore artigiano, con tante imprese che potrebbero mettere a fattor comune tecnologia e attrezzature. Occorre ancora pensare ad un sistema di incentivi locali capace di garantire le attività esistenti ed attrarre nuovi investimenti produttivi che solo l’intervento pubblico attraverso tutte le sue articolazioni potrà garantire nell’immediato, evitando la dispersione delle risorse economiche senza una visione progettuale del futuro.

Una delle principali vocazioni del nostro territorio è innegabilmente nel turismo. Turismo balneare con le nostre coste e spiagge e sulle molteplici località di immenso fascino artistico e paesaggistico. La risorsa costituita dal nostro mare è da troppo sottovalutata mentre il corredo di attività che compongono l’Economia del Mare rappresenta un’opportunità importante per la crescita, anche occupazionale. Movimentazione di merci e persone, attività portuali, attività sportive e ricreative, servizi di alloggio e ristorazione, filiera ittica, ricerca e regolamentazione a tutela ambientale, rappresentano una miniera preziosa e ancor poco sfruttata.

Turismo collinare e montano con i tanti storici Comuni e Borghi, con le eccellenze enogastronomiche e la spettacolarità dei Lepini e degli Aurunci con la potenziale offerta di percorsi nel verde, trekking e discipline sportive estreme.

Per questo riteniamo necessario stimolare lo sviluppo delle potenzialità delle Aree Interne Pontine, coniugando innovazione con tradizione. Per il rilanciare e valorizzare le Aree Interne è imprescindibile che i Comuni, per lo più piccoli o molto piccoli, guardino oltre i propri confini e lavorino a forme di gestione associata dei servizi offerti alla cittadinanza, partendo dai servizi per la salute, la sanità di vicinanza, l’istruzione diffusa, la mobilità integrata, la tutela e valorizzazione del territorio, mettendo a fattor comune le tante eccellenze e contribuendo alla soluzione delle diffuse carenze.

È indispensabile veicolare e rilanciare l’immagine della Provincia Pontina, creare le condizioni di attrattività diffondendo il volto di un territorio ricco di bellezza e gusto, creando Parchi Tematici in cui si valorizzino i prodotti, le colture, i piatti tipici, il folklore e le tradizioni ma anche le produzioni artigianali ed industriali Pontine che si affermano nell’export.

Un banco di prova sarà sin da subito dimostrare di essere in grado di intercettare e valorizzare le risorse messe a disposizione dalla UE con i Fondi strutturali stanziati 2021/2027, addirittura raddoppiati rispetto la passata disponibilità.

È del tutto evidente però che per fare questo è assolutamente necessaria una “regia unica” che metta insieme parti sociali e istituzioni, costruendo una vera e propria “task force per l’economia e il lavoro” capace di creare le condizioni per un organico Piano per il lavoro e lo sviluppo che attraverso nuova e qualificata occupazione liberi la Provincia di Latina dalle pastoie della crisi. Un “pensatoio” che si avvalga di molteplici competenze per progettare interventi decisivi e strutturali che siano coerenti con una logica “di sistema”.

Bisogna mettere a fattor comune le infrastrutture materiali ed immateriali da completare e/o da realizzare, in maniera tale che siano funzionali alle varie filiere produttive e facciano da volano ad una ripresa del territorio che si preannuncia lunga e complicata.

La provincia Pontina necessita disperatamente di una attenzione straordinaria da parte di tutti i soggetti istituzionali e dalle parti sociali nel loro complesso, a cominciare dalla Regione che ha in sé tutti gli strumenti necessari per coordinare un sinergico Gruppo di Lavoro Territoriale, in quanto dispone di risorse economiche e può legiferare di conseguenza.

Noi lavoreremo da subito per realizzare le proposte di CGIL CISL UIL, ma se non coglieremo in tempi rapidi segnali concreti da parte delle Istituzioni – avvertono i Segretari Generali – saremo pronti ad assumere le decisioni conseguenti.