Quanto accaduto a Borgo Santa Maria non può essere considerato semplicemente un infortunio sul lavoro, ma rappresenta la tragica conseguenza della condizione di schiavitù a cui sono sottoposti migliaia di lavoratori nell'agro pontino. Il giovane bracciante di nazionalità indiana, tuttora in pericolo di vita, dopo aver perso un braccio, tranciato da un macchinario per la preparazione delle serre, non ha avuto nemmeno la possibilità di essere soccorso immediatamente e adeguatamente. Nonostante le condizioni disperate, è stato scaricato davanti alla sua abitazione come un rifiuto, un oggetto ormai inservibile.
“Questo è l'ennesimo, inaccettabile episodio di disumanità in un territorio che, negli ultimi anni, ha riempito le cronache di precarietà e sfruttamento. Ciò che è ancora più grave è che questa situazione sembri ormai essere considerata normale.” Queste le parole del segretario generale CGIL Frosinone Latina Giuseppe Massafra, che continua:”Sembra normale che, nell'agricoltura del pontino, continuino a esistere "fantasmi" che si ammazzano di lavoro nei campi, trattati come schiavi e privati della loro dignità . Sembra normale che migliaia di persone di altre etnie, che abitano questo territorio da generazioni, continuino a vivere ai margini di un sistema che non li riconosce, ma che si nutre di loro.
Sembra normale che, dopo eventi di questo genere, l'unica aspettativa sia una breve indignazione, destinata a durare il tempo di un articolo di giornale, senza nessuna azione concreta per porre fine a questa disumanità .”
Conclude Massafra:”La denuncia non basta più. Serve un'azione forte che smuova le coscienze. Serve la consapevolezza diffusa che, quando la dignità di un solo essere umano viene calpestata, l'asticella inevitabilmente si abbassa per tutti”.
Questa mattina, presso il Comune di Latina, sono stati sottoscritti un protocollo d’intesa di relazioni sindacali e un accordo operativo per i siti industriali dismessi tra l’ente municipale e le organizzazioni sindacali CGIL Frosinone Latina, Cisl Latina e Uil Lazio.
A firmare i documenti sono stati il sindaco di Latina Matilde Celentano, in rappresentanza del Comune, e i segretari Giuseppe Massafra (CGIL), Roberto Cecere (Cisl) e Luigi Garullo (Uil)
I protocolli sottoscritti oggi sono di fondamentale importanza per lo sviluppo – e non solo – del nostro territorio. Un accordo volto a favorire lo sviluppo territoriale e migliorare la qualità della vita dei cittadini attraverso un dialogo costante e continuo che si basi su un sistema di relazioni sindacali improntato al rispetto reciproco delle competenze e alla promozione di iniziative congiunte su tematiche cruciali per la comunità locale.
Le parti si incontreranno ogni quattro mesi, ma anche su richiesta, possibilmente in prossimità della redazione del bilancio preventivo al fine di discutere e attuare azioni concrete riguardanti varie aree d'interesse, in particolare lo sviluppo del territorio, il welfare, la sicurezza.
Si va dalla valutazione degli interventi finanziati dai fondi del PNRR, FSC e Fondi strutturali a un Piano delle Opere Pubbliche per uno sviluppo integrato e alla semplificazione amministrativa; dallo sviluppo del polo universitario alle politiche sociali per fasce vulnerabili; da Politiche di bilancio basate sull'equità sociale e agevolazioni utilizzando l'ISEE a Politiche abitative inclusive, fino al recupero dei siti industriali dismessi anche in un’ottica di risanamento ambientale; infine, di enorme importanza, il contrasto all'evasione fiscale, all'illegalità , al lavoro non regolare e al caporalato.
I due protocolli rispecchiano la volontà dell’amministrazione comunale di Latina a percorrere tutte le strade praticabili per una progressiva riduzione dei tributi ove possibile e a promuovere gare d'appalto che rispettino il costo del lavoro stabilito dai Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro, che favoriscano un equilibrio tra qualità e costo dei servizi offerti. Si prevede inoltre l'applicazione della clausola sociale prevista dalla legge sugli appalti, garantendo anche norme sulla sicurezza sul lavoro per tutti gli operatori coinvolti.
Ci auguriamo che i documenti sottoscritti oggi rappresentino solo l'inizio di una nuova strada fatta di legalità , equità , giustizia sociale, che possa dare una nuova linfa al nostro territorio ed essere d'esempio per gli altri.
Stanotte, a Borgo Santa Maria, è avvenuta l’ennesima tragedia sul lavoro nel nostro territorio: un operaio di 38 anni, dipendente di una ditta di trasporti e logistica, ha perso la vita durante le operazioni di scarico merce. Siamo profondamente sconvolti e indignati per questa perdita che, come molte altre, si poteva e si doveva evitare.
Sono stati i colleghi di lavoro a chiamare immediatamente i soccorsi, e sul posto sono intervenuti i Carabinieri, i sanitari del 118 e il Servizio Prevenzione e Sicurezza Ambienti di Lavoro dell’Asl di Latina. Tuttavia, nonostante gli sforzi, non è stato possibile salvare l’operaio.
Non è possibile continuare a fare la conta delle lavoratrici e dei lavoratori che escono la mattina per andare a lavoro e non vi fanno più ritorno. Questo è un dramma che si ripete con una frequenza inaccettabile, e che getta nello sconforto famiglie e comunità intere. La salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro non possono essere relegati a questioni secondarie o affrontate solo a seguito di tragedie. È un tema imprescindibile, che riguarda sia la cultura che la pratica quotidiana. Un’urgenza che non può più essere rinviata. Chiediamo alle autorità preposte di fare quanto prima chiarezza su quanto avvenuto per individuare le responsabilità .
Non servono parole di circostanza, serve spezzare una spirale fatta di precarietà , aumento dei ritmi di lavoro, scarsa formazione e pochi investimenti sulla sicurezza. Le lavoratrici e i lavoratori hanno il diritto di lavorare in sicurezza e di tornare a casa dalle loro famiglie. Chiediamo che vengano prese misure immediate per rafforzare la prevenzione e la sicurezza sul lavoro, attraverso controlli più rigorosi, formazione continua e l'adozione di tutte le precauzioni necessarie per evitare ulteriori tragedie. E’ il momento di dire basta e di costituire finalmente la Procura Nazionale sulla salute e sulla sicurezza e mettere assieme persone che abbiano le competenze per poter lavorare.
Sottoscritto ieri l'accordo per l'erogazione della mobilità in deroga nelle aree di crisi complessa della Regione Lazio. Destinati 16.665.00 € per la mobilità in deroga e 2.035.000 per la cassa integrazione straordinaria.
Come CGIL abbiamo espresso preoccupazione per le tante crisi aziendali nei territori , che non riguardano solo le grandi aziende ma anche tutte quelle piccole dell'indotto. A tal proposito abbiamo chiesto all'assessore Schiboni di aprire un tavolo e, qualora fosse necessario, dal momento che ci sono residui degli anni precedenti, integrare le somme stanziate per la cigs.
Abbiamo nuovamente chiesto un interpello al Ministero per l'adeguamento dell'indennità di mobilità bloccata al 2017.
Naturalmente abbiamo ribadito la celerità necessaria ad emettere la determina da trasmettere alle sedi INPS, i lavoratori sono senza sostegno da dicembre 2023.
Bisogna mettere in campo politiche attive che consentano realmente ai lavoratori il reinserimento nel mondo del lavoro.
Le recenti indagini sullo sfruttamento dei lavoratori in provincia di Latina hanno rivelato una realtà inquietante: alcuni braccianti stranieri sono costretti a fare il saluto romano o sono minacciati con pistole e fucili. Questa pratica serve a “insegnare” loro che “in Italia comandano gli italiani” e che “il fascismo è la fede politica dei padroni”. Queste condizioni di lavoro inaccettabili devono essere affrontate con urgenza, nonostante i tentativi di revisionismo da parte del governo.
Chi conosce la provincia di Latina sa che il caporalato e lo sfruttamento dei lavoratori sono problemi radicati. Migliaia di uomini e donne, spesso immigrati, vivono in condizioni di lavoro estremamente difficili, specialmente nel settore agroalimentare. Le operazioni delle forze dell'ordine e della magistratura hanno rivelato una rete di complicità tra professionisti e dirigenti pubblici, che aiutano gli sfruttatori a mantenere un sistema agromafioso sofisticato.
Una recente operazione condotta dai carabinieri forestali di Frosinone ha ipotizzato il reato di corruzione per un dirigente della regione Lazio e otto imprenditori. Tra gli indagati, figura anche il senatore di Forza Italia Claudio Fazzone, ex membro della Commissione bicamerale antimafia e attuale presidente della Commissione ambiente del Senato. Questi eventi dimostrano come la corruzione nel settore agricolo possa coinvolgere anche i vertici della politica locale e nazionale.
Numerose ricerche e inchieste alle quali come CGIL abbiamo preso parte assieme ad altre organizzazioni come Eurispes, In Migrazione, Legambiente, Medu, Emergency e le Nazioni Unite denunciano il persistere di forme organizzate di sfruttamento e violenza nei confronti dei braccianti stranieri. Questi lavoratori, spesso costretti ad assumere sostanze dopanti per resistere alle dure condizioni di lavoro, sono sottoposti a segregazione e, in alcuni casi, a vere e proprie condizioni di schiavitù.
In alcune aziende agricole pontine, i braccianti sono costretti a fare il saluto romano davanti all'effige di Mussolini, una chiara dimostrazione dell’orientamento ideologico dei datori di lavoro. Questo “fascismo agrario” è in netta contraddizione con i principi democratici dello Stato italiano. Secondo testimonianze, in queste aziende vengono anche nascoste armi, utilizzate per intimidire i lavoratori stranieri e ricordare loro chi comanda.
Queste condizioni di lavoro non possono essere tollerate. È fondamentale proteggere i diritti dei lavoratori, la dignità umana e la democrazia. Le autorità investigative devono approfondire le indagini sui legami tra alcuni imprenditori agricoli e movimenti fascisti, includendo l'analisi dei canali di finanziamento e la possibile ricostituzione di partiti fascisti vietati.
La lotta contro lo sfruttamento, il padronato e il caporalato deve diventare una priorità per la politica nazionale. È necessario aumentare il personale investigativo dedicato a questi problemi e applicare pienamente la legge 199/2016. Il ricatto nei campi, come dimostrato da anni nel rapporto Ecomafia di Legambiente, passa persino attraverso la rievocazione di stilemi fascisti. Non possiamo più fingere di non sapere.
La CGIL condanna fermamente questi episodi, che ci riportano al periodo più buio della nostra storia. Tutta la nostra organizzazione è da sempre impegnata nei luoghi di lavoro e non solo nella lotta ai nuovi fascismi, tutti agli atteggiamenti autoritari e ad ogni tipo di violenza e discriminazione. La difesa dei diritti dei lavoratori e la promozione di una società giusta e democratica rimangono al centro della missione della CGIL, che continuerà sempre a battersi per un futuro libero da ogni forma di oppressione.
“La Via Maestra”, che riunisce 160 organizzazioni e associazioni, tra cui la CGIL, torna in piazza a Napoli il 25 maggio “Per un’Italia capace di futuro, per un’Europa giusta e solidale”. Nell'appello diffuso, ‘La Via Maestra’ ribadisce che la Costituzione rimane il fulcro del programma politico: per la democrazia, per la pace, per il clima, per la giustizia sociale, per il lavoro dignitoso, per dare un futuro sostenibile a questo Paese. Il corteo si concentrerà alle 13.30 in piazza Mancini e sfilerà per le vie di Napoli fino a raggiungere piazza Dante, dove si terranno gli interventi dal palco.
Rischio di guerra. La possibilità di un conflitto generalizzato è in aumento. A Gaza, in Medio Oriente, in Ucraina, in Sudan e altre aree del mondo, la violenza e la corsa agli armamenti si intensificano.
Cambiamenti climatici. Non si registrano miglioramenti, anzi, i danni e le vittime aumentano, colpendo maggiormente le persone e i territori più vulnerabili. La transizione ecologica deve essere gestita per essere socialmente giusta e basata su una nuova qualità del lavoro e dello sviluppo.
Unione Europea. L'UE rischia di perdere il suo ruolo di inclusione e cooperazione e, con il patto sui migranti e l’asilo, sta smarrendo la propria umanità .
Italia. Gli attacchi all’unità del Paese, alla Costituzione e alla democrazia prendono forma con l’autonomia differenziata e l'elezione diretta del Presidente del Consiglio, aggravando le disuguaglianze e indebolendo la partecipazione democratica.
Libertà e diritti. La libertà di informazione, il diritto di manifestare, l’autonomia della magistratura sono sotto attacco da un crescente autoritarismo. Il ruolo dei corpi intermedi è sminuito e negato.
Situazione socio-economica. La precarietà del lavoro, soprattutto per giovani e donne, è in aumento. Le morti sul lavoro devono finire: è necessario riformare il sistema di appalti e subappalti e investire in salute e sicurezza. Le disuguaglianze e la povertà crescono, il welfare viene progressivamente smantellato. Non si combatte l’evasione fiscale e si attuano interventi come la flat tax. I diritti sociali e civili, a partire da quelli delle donne, sono a rischio. Risorse vengono sprecate in opere inutili come il ponte sullo Stretto invece di investire sulla transizione giusta e nuove politiche industriali. Il governo non fornisce le risposte necessarie e spesso aggrava la situazione.
Lo storico corteo ad Isola del Liri, il concerto al Teatro D'Annunzio di Latina, ma il Primo Maggio per noi è tutti i giorni! Infatti, in un contesto dove il valore del lavoro viene messo continuamente alla prova, la CGIL si riafferma come un baluardo della difesa dei diritti dei lavoratori e della giustizia sociale.
In occasione del Primo Maggio, simbolo internazionale della lotta dei lavoratori, la CGIL ribadisce il proprio impegno nei confronti dei temi fondamentali che guidano la sua azione: la valorizzazione del lavoro, il contrasto alla precarietà e la difesa dei principi costituzionali.
Al centro dell'azione della CGIL vi è anche la difesa dei principi costituzionali, che rappresentano le basi su cui si fonda lo Stato di diritto e la democrazia. Le recenti azioni del governo hanno sollevato serie preoccupazioni riguardo alla salvaguardia di tali principi, mettendo a repentaglio i diritti e le libertà fondamentali delle persone. Per questo il Primo Maggio quest'anno rappresenta non solo un'occasione per celebrare le conquiste passate delle lavoratrici e dei lavoratori, ma anche un momento di riflessione e di impegno per affrontare le sfide presenti e future. Non solo lavoro. Una riforma del fisco che parta da una vera lotta all'evasione fiscale, che vada a prendere i soldi dove sono e non dalle tasche dei ceti più deboli; una riforma della sanità pubblica che preveda immediatamente stabilizzazioni e assunzioni, ricordiamo che allo stato attuale solo 12 Regioni su 20 dichiarano di non essere in grado di garantire i livelli di assistenza che dovrebbero essere garantiti a tutti nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza; l'aumento dei salari e una riforma delle pensioni che tutelino il potere d'acquisto attraverso il rinnovo dei contratti nazionali e il superamento della legge Fornero, abbassando innanzitutto l'età pensionabile. La CGIL si propone come soggetto aperto a lavorare con tutti e invita le cittadine e i cittadini a unirsi alla mobilitazione e alla lotta per un lavoro dignitoso, per la difesa della democrazia e per la costruzione di una società più giusta e inclusiva per tutti”.
Il segretario generale CGIL Frosinone Latina Giuseppe Massafra sottolinea la particolare importanza della giornata del 25 aprile in questo 2024: certamente celebrazione e tributo per chi ha reso possibile la liberazione dal nazifascismo, ma proprio alla luce di quello che sta accadendo nel nostro paese, in cui la libertà in tutte le sue forme sembra essere messa in discussione, un rinnovato impegno da parte del sindacato che vuole ripartire da Lavoro e Diritti.
A tal proposito il lancio della campagna referendaria che vedrà la CGIL impegnata nella raccolta firme nelle piazze e nei luoghi di lavoro di tutta Italia e che sul nostro territorio inizierà proprio il 25 aprile con tre banchetti a Fiuggi presso il Monumento ai Caduti Parco Comunale dalle 9 alle 13, a Cassino in Corso della Repubblica (isola pedonale, incrocio con Via del Carmine) dalle 9 alle 18 e a Latina in Viale Don Giuseppe Morosini dalle 9 alle 13.
La CGIL Frosinone Latina partecipa al primo workshop del progetto europeo "Back in town", progetto nato su iniziativa di alcune Camere del Lavoro per sviluppare politiche territoriali volte all’inclusione economica e sociale dei giovani. Gli istituti di ricerca coinvolti nel progetto presentano i risultati delle attività desk e di campo svolte nella prima fase di progetto in Italia, Spagna, Polonia, Slovenia e Grecia, in particolare l’indagine sulla condizione dei giovani nel mercato del lavoro in Europa, nei paesi partner e in alcune città di medie dimensioni.
La nostra Camera del Lavoro ha riportato durante i lavori del workshop una serie di interviste realizzate ad alcuni stakeholders del nostro territorio nelle quali viene analizzata nello specifico la situazione del mercato del lavoro in relazione ai giovani, proprio nelle province di Frosinone e Latina.
Si sono svolti presso il Cinema Teatro Manzoni di Cassino i lavori dell'Assemblea Generale della CGIL Frosinone Latina che, in vista dello sciopero dell'11 aprile e delle prossime mobilitazioni, ha riunito fisicamente le Assemblee Generali di tutte le Federazioni di categoria del comprensorio del basso Lazio.
Un'Assemblea straordinaria quindi, anche per altre due ragioni: la presenza del Segretario Generale Maurizio Landini a Cassino e il fatto che le Assemblee Generali di tutte le Camere del Lavoro del Lazio si siano svolte in contemporanea collegate virtualmente tra loro.
I lavori, che sono stati coordinati dal Segretario regionale CGIL Roberto Iovino, sono iniziati con i saluti del sindaco di Cassino Enzo Salera; poi è stato il turno di Giuseppe Massafra, Segretario Generale della CGIL Frosinone Latina, al quale è stata affidata la relazione introduttiva:”il primo obiettivo per costruire il cambiamento è quello di stimolare la partecipazione. Partecipazione e cambiamento sono due elementi legati tra loro ed è nella combinazione di questi due elementi che noi vogliamo esercitare la nostra azione in difesa della democrazia e dei valori costituzionali del nostro Paese. In difesa della libertà e dei diritti sociali, civili e umani progressivamente compromessi dalle crisi di questi anni e dalle scelte di chi, avendo la responsabilità di decidere, ha scelto di piegarsi al mercato e alle sue logiche competitive, peggiorando la condizione delle persone, aumentando le fratture nella società e le disuguaglianze. Per scegliere bene la direzione dobbiamo sentire la necessità di una democrazia vivente, partecipata, combattiva, come condizione per metter mano a una profonda riforma degli assetti sociali. La democrazia non vista in modo statico, come il rispetto formale delle regole, ma nel suo movimento dinamico, come il processo sempre rinnovantesi di una progressiva riconquista dello spazio pubblico. Il fatto è che le strade della politica e quelle della democrazia si sono divaricate, Si finisce per adattarsi passivamente all’attuale metamorfosi della politica, al suo essere un meccanismo che ruota su stesso, senza più doversi fondare su una legittimazione dal basso. Non è più questione solo di destra o sinistra, categorie ancora vivissime su cui non sono ammessi nostri tentennamenti, ma di democrazia viva o morta.” Queste alcune delle parole del Segretario Massafra che ha parlato anche di guerra, ricordando a tal proposito l'importanza della manifestazione del 25 maggio prossimo a Napoli, ma anche di un governo, quello attuale, “che non si riconosce pienamente nella Costituzione su cui ha giurato, i suoi progetti di riforma istituzionale, quello sulla autonomia differenziata e quello sul premierato, che sono l’ennesima prova del disegno ideologico che li anima: indebolire e smantellare lo Stato, ridurre gli spazi democratici. Una regressione che sta toccando tutte le principali democrazie europee”. Massafra, che nella relazione ha toccato anche i temi del PNRR, di salute e sicurezza, del welfare, della sanità , della legalità e del ruolo del sindacato nella società , prima di lasciare spazio agli interventi ha detto:” Noi, la CGIL, abbiamo scelto di puntare sul ruolo e sul protagonismo dei nostri delegati, dei nostri attivisti, dei nostri militanti: questo il significato profondo di assemblee come questa”.
Ed è proprio dagli intreventi delle delegate e dei delagati, che hanno occupato la parte centrale della mattinata, che sono arrivati i contributi alla discussione più vivi, vibranti e realistici: lavoro povero, lavoro che porta infortuni e nei casi peggiori morti, lavoro precario e sottopagato, diminutio di diritti e tutele, appalti a cascata. Tutti i comparti sono stati rappresentati in tutto il loro potenziale e con tutte le loro criticità : programmazione seria, investimenti, formazione permanente, potenziamento dei controlli in materia di sicurezza; tutte cose che mancano o scarsamente applicate e che denotano purtroppo una pericolosa deriva in termini di cultura del lavoro con ripercussioni sociali devastanti per tutto il territorio.
Insomma, una giornata piena di contenuti, una discussione di alto profilo, che ha visto poi il Segretario Generale della CGIL Maurizio Landini riprendere meticolosamente tutte le tematiche e le sollecitazioni degli interventi nelle sue conclusioni, conclusioni che grazie al collegamento da remoto, da Cassino sono avvenute in contemporanea con tutte le Assemblee generali convocate nel Lazio.
Landini ha toccato nel suo contributo alla discussione tutte le tematiche del lavoro e non solo, criticando aspramente tutte le scelte e le posizioni del governo: la mancanza di politiche industriali e di governo della transizione digitale, della riconversione ecologica e del rilancio qualitativo dei settori del turismo e dei servizi; la riproposizione delle privatizzazioni; la delega fiscale e le misure tributare approvate che creano disparità di trattamento tra i contribuenti a danno di lavoratori e pensionati e che attraverso condoni e concordati non combattono efficacemente l'evasione fiscale; i tagli al welfare e al sistema pubblico a partire da sanità , istruzione, autonomie locali e dalle mancate risposte sul fronte della disabilità e della non autosufficienza; la decurtazione degli assegni previdenziali in essere e l’inasprimento dei requisiti per accedere alla pensione; la cancellazione degli strumenti di sostegno al reddito e di contrasto alla povertà ; la precarizzazione del lavoro; il no al salario minimo; la totale marginalizzazione del Mezzogiorno; l’attacco sul piano dei diritti fondamentali, l'utilizzo della repressione della libertà di manifestazione e il tentativo di soffocare qualunque conflitto sociale.
Un'assemblea speciale, una giornata speciale: tutte le Camere del Lavoro del Lazio, militanti, delegati, funzionari, tutti uniti in una discussione vera, costruttiva, propositiva, l'inizio di un percorso fatto di fatica, di lotta, di mobilitazioni, sempre con l'obiettivo di costruire insieme una società più giusta e più equa.
Sabato sera in pieno centro a Frosinone, all'interno di un bar, un uomo esplode quattro colpi di pistola ferendo tre persone ed uccidendone una. Causa del conflitto a fuoco sembrerebbe una contesa tra fazioni criminali legata a droga e prostituzione, ma le ipotesi sono chiaramente ancora da confermare.
Lo scorso anno, dopo un altro episodio accaduto ad Alatri, con l’omicidio di Thomas Bricca, le OO.SS chiesero un immediato confronto con il Prefetto di Frosinone proprio per provare a lanciare una comune strategia di prevenzione rispetto a quella che già allora si configurava come una piaga sociale importante e radicata.
In quell'occasione, in rappresentanza della CGIL, c'era proprio il segretario generale della CGIL Frosinone Latina Giuseppe Massafra che a seguito dei fatti di sabato sera ha dichiarato:”L’episodio purtroppo conferma che il capoluogo ciociaro è un luogo in cui la criminalità sta dilagando. Una criminalità che ha a che fare con il traffico e lo spaccio di droga e che coinvolge soprattutto giovani e giovanissimi affiliati nei gruppi che si contendono le piazze dello spaccio. Già lo scorso anno, in seguito alla vicenda di Alatri, come OO.SS territoriali chiedemmo un confronto con il Prefetto di Frosinone e lanciammo la necessità di convocare un tavolo permanente che non solo affrontasse l’urgente questione di ordine pubblico, ma che attraverso il coinvolgimento delle parti istituzionali e sociali, si ponesse il tema di come individuare gli anticorpi e prevenire una deriva, quella criminale, che come tutti i fenomeni di questo tipo, fonda le proprie radici, nel degrado e nel vuoto sociale e istituzionale che purtroppo riguarda anche questa provincia. Chiaramente, dopo quanto accaduto sabato sera a Frosinone non posso che ribadire con fermezza l'urgenza di dover impostare un discorso collettivo con parti sociali e istituzioni che non si fermi al problema dell'ordine pubblico e di come arginare tali fenomeni ma che affronti le cause di natura sociale e politica che sono alla base di questo imbarbarimento che coinvolge in particolare le nuove generazioni”.